Fondazione Università degli Studi di Teramo

Cartella clinica di Maria Isabella S. PDF Stampa E-mail

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1898

Maria Isabella S.

53 anni, vedova, contadina, Castilenti, cattolica, analfabeta, DEMENZA SENILE, entra nel marzo 1896, muore nell’aprile 1898 per antrace diffuso della nuca.
Larga eredità psicopatica. Pazzo il padre, un fratello che ha procreato a sua volta figli pazzi, una sorella epilettica.
Pare che la malattia sia scoppiata improvvisamente con tendenze al girovagare ignuda dandosi ad ignobili satiri. Dopo ciò si avevano periodi di tregua, in cui mostrava pentimento del mal fatto. Presentemente è calma, depressa, qualche volta scandisce le parole.
Deficiente sviluppo del senso morale. Prima di andare a marito si prostituì in modo morboso.

Notizie Ammissione Mentecatti in Manicomio

Abitazione mal condizionata igienicamente. L’inferma solo dai primi di agosto trovasi di ritorno in questo comune, essendo stata per una ventina d’anni nell’agro romano.

Dicono che la madre dell’inferma era pazza, pazzo è anche il fratello, il quale a sua volta ha procreati tre figli, di cui due dementi, l’uno maschio è stato già ricoverato in cotesto manicomio di Teramo, e l’altra femmina morta nello stesso manicomio nell’anno 1893.

Si è potuto solo sapere che da parecchi anni prima di contrarre matrimonio soddisfaceva in maniera eccessiva ai piaceri sessuali con persone dell’altro sesso.

Occupazioni predilette: quasi il dolce far niente.

Pare la malattia siasi manifestata d’improvviso; l’inferma divenne girovaga, devastando le campagne, cantando, urlando, ora ignuda, ora più o meno vestita, spesso offrendo la sua carne ad ignobili satiri. Tali accessi di durata più o meno lunga erano intercalati da periodi di quiete, in qualcuno dei quali mostrava di vergognarsi delle turpitudini commesse. Dopo tre o quattro anni di tale stato, entrò in una tale calma che si maritò e senza dare ulteriori sintomi di pazzia stette così per altri quattro o cinque anni, finchè recossi col marito nell’agro romano, dove non si conosce cosa avesse fatto.

Presentemente l’inferma è calma; preferisce di rimanere sdraiata sul giaciglio; ha una specie di ripugnanza alla pulizia del corpo; mangia con buon appetito qualunque cibo le si appresti, ma rare volte lo richiede. Talora presenta dei leggieri delirii che però si estrinsecano più per ideorrea con incapacità a star ferma nelle quattro estremità. Conserva memoria della maggior parte delle cose passate più o meno lontane, ma talora pare che abbia dimenticato tutto. I generale c’è un po’ di ritardo nell’intelligenza.

La sfrenata libidine la rendeva molto e spessissimo oggetto di scandalo per la pubblica morale. Qualche volta minacciava anche i parenti.

Si è riconosciuta la necessità di allontanarla dal ritorno in questo comune ai primi di agosto.

Cura: da alcuni restauratori della morale pubblica e della scienza psichiatrica dei nostri siti veniva assoggettata durante gli accessi maniaci alla solitudine, digiuno, capestro e flagello!